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dagli anni '60 .. per riconquistare l'idea di una paese migliore
Debito Sovrano e Morale
post pubblicato in Diario, il 24 novembre 2013


articolo da http://dimensione3repubblica.blogspot.com


Negli ultimi giorni il profeta Beppe Grillo, tanto amato e tanto odiato in questa stagione politica, scrive sul suo blog un articolo nel quale, parlando di debito e di economia, usa la parola “default” per indicare il futuro prossimo (breve) del nostro paese. Nella Europa dei tecnocrati, default è una parolaccia non ammessa, una bestemmia tra le sacre mura della chiesa dell’alta finanza. Default significa insolvenza, vuol dire che i copiosi debiti sovrani contenuti nei bilanci delle banche dei paesi ricchi, non verranno saldati o saranno saldati solo in minima parte. Per scongiurare il fallimento dei paesi sono state imposte le rigide politiche di austerità che conosciamo e i trattati che mettono a rischio la sovranità degli stessi paesi.

Una domanda aleggia sulla questione dei debiti sovrani, molti economisti (e non) se la sono posta: il debito sovrano (perlomeno i debiti sovrani giganteschi di alcuni paesi) sono morali? Sono stati contratti con consapevolezza in favore dei cittadini oppure alle loro spalle senza che questi fossero a conoscenza delle conseguenze?

In alcuni paesi questo interrogativo è diventato il baluardo su cui è nato il riscatto economico e civile dopo profonde crisi economiche e sociali.

Occorre innanzi tutto distinguere tra “moralità” del debito sovrano e “la questione morale” di berlingueriana memoria. I due temi sono però connessi: in campo politico la scarsa moralità pubblica, fondata su corruzione, spesa irresponsabile e clientele, genera il debito sovrano che può essere considerato immorale.

L’argomento che qui vogliamo analizzare, con l’aiuto di alcuni riferimenti bibliografici, è il motivo, o i motivi, per cui un debito può essere considerato immorale (odioso) ed è quindi ipotizzabile ritenere lecito il rifiuto del debitore di pagalo.

Questa liceità trova ragioni sia nella natura del debito (motivi per cui è stato contratto), sia nel rapporto tra creditore e debitore (molto forte il primo e molto debole il secondo), come pure nella struttura finanziaria del debito (un debito “perenne” che non potrà mai essere estinto).


Esempi reali di questo tipo di debito ce ne offre Loretta Napoleoni nel suo ultimo saggio (rif. 1), premessa per mettere in discussione tutta la politica dei trattati e dell’austerità imposta dall’Europa.

Negli anni ’70 l’antropologo francese J.C. Galey scopre nelle montagne dell’Himalaya orientale un esempio di feudalesimo incentrato sul debito perenne. In questa regione, molto conflittuale tra le popolazioni che risiedono, si è stabilito, nel tempo, un rapporto tra una casta di vincitori e i sudditi vinti che perpetua una relazione tra i due gruppi basata sul debito che i secondi contraggono verso i primi. I poveri non hanno la possibilità di “vendere” la propria forza lavoro, non esistendo un libero mercato cui offrirla e contraggono debiti per sopravvivere con i signori di turno che appartengono alla casta dei vincitori. 

In cambio del lavoro ricevono abbastanza per sfamarsi, vestirsi e ripararsi dalle intemperie” 

(rif. 1).

Questo debito non si esaurisce mai; il risparmio non esiste come categoria finanziaria e i vinti non hanno alcuna possibilità di realizzarlo per affrancarsi dalla schiavitù del debito. Quando accadono eventi eccezionali come matrimoni e funerali, i vinti sono costretti, per ripagare la dote e gli interessi relativi, o per sostenere le spese funerarie, a mercificare le giovani contadine, oppure a costringere i bambini a lavorare come schiavi. Questa situazione è accettata da tutti e nessuno pensa a rinunciare alla dote, per esempio, per non dover sacrificare le giovani donne.  Il debito viene accettato come un fatto inevitabile al pari della nascita e della morte.

L’alterazione del codice comportamentale della società è così forte da rompere i legami più solidi e duraturi come quelli di sangue tra genitori e figli. E chi ne fa le spese, naturalmente, sono le donne ed i bambini, deboli ma allo stesso tempo desiderabili, perfetti quindi per essere ridotti a merce di scambio” (Rif. 1).


I signori usurai controllano il potere economico, quello politico e diventano depositari del codice morale; possono influire sulle condizioni di vita di tutti gli altri.

La commistione tra principi finanziari e quelli morali produce il concetto del debito come obbligo morale anche se perpetrato con opera di usura. Questa è, a sua volta, generatrice di nuovi interessi sugli stessi interessi del debito dando vita al fenomeno dell’anatocismo, non a caso vietato da molte religioni e costituzioni.

L’equazione debito = onore pone il debitore in una condizione psicologica  di sudditanza nei confronti del creditore per evitare di cadere nel dis-onore sociale. Si perde di vista se la natura del debito sia accettabile moralmente, ovvero abbia come scopo la possibilità di creare ricchezza e di migliorare le condizioni di vita di chi l’ha contratto, anziché peggiorare la sua situazione spingendolo nella spirale dell’usura.


La spirale del debito che, attraverso un’azione di sfruttamento, trasforma il prestito concesso in un debito perpetuo che non consente al debitore di completare la restituzione del dovuto è il problema che si è posto  Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace nel 2006, fondatore del microcredito.

Professore di economia all’Università di  Chittagong, nel Bangladesh, analizzando la situazione della povertà nel proprio paese giunse ad una prima considerazione: "Noi cresciamo circondati dai poveri  ma non ci domandiamo mai perché lo sono" (Rif. 2).


Yunus  iniziò una ricerca sui motivi della povertà. Scoprì i meccanismi che costringono il povero a rimanere tale. Il primo di questi è l'usura che costringe il povero a fare un lavoro manuale i cui frutti economici vengono quasi totalmente assorbiti dall'usuraio. Il creditore fornisce il materiale per lavorare al debitore (che diventa tale perché non ha mezzi propri), incassa quasi tutti i proventi ricavati dal lavoro e lascia al lavorante solamente l'indispensabile per mantenerlo in vita. Una autentica forma di schiavitù moderna.

Il secondo è la mancanza di credito: il povero non può dare garanzie e quindi, pur avendo delle abilità e capacità di svolgere un lavoro, non può procurarsi i capitali per affrancarsi dall'usuraio e lavorare in proprio, per godersi la parte più consistente del guadagno e migliorare la propria situazione economica.


"I poveri non erano tali per stupidità o per pigrizia; anzi, lavoravano tutto il giorno svolgendo mansioni fisiche complesse. Erano poveri perché le strutture finanziarie del nostro paese non erano disposte ad aiutarli ad allargare la loro base economica." (Rif. 2)


La strumentalizzazione del debito come leva “morale” e la perpetuazione di condizioni economiche (e finanziarie) che impediscano l’estinzione dello stesso da parte del debitore, sono caratteristiche che consentono di definire un debito come “odioso” e non degno di essere onorato. 

Il creditore vanta una superiorità morale nei confronti del debitore il quale, per mantenere il suo livello di onorabilità all’interno del contesto sociale in cui vive, è costretto a vendere o impegnare ogni suo avere (compresi persone ed affetti famigliari) mantenendo un puro livello si sussistenza. Il risparmio, lo strumento mediante il quale è possibile affrancarsi da una condizione di povertà, viene, di fatto, impedito dal creditore che mantiene il controllo totale della gestione economica e finanziaria della società, nonché quella “morale”.


Quanta attinenza c’è tra le situazioni di paesi come il Bangladesh e l’Himalaya, sopra descritti, e l’economia di Eurolandia?

La Napoleoni ci offre una risposta lapidaria e inequivocabile:


Che differenza c’è tra la cultura barbara del debito perpetuo dell’Himalaya e la crisi del debito sovrano? Nessuna.”. (Rif. 1)


In Europa siamo di fronte a debiti esorbitanti la cui natura è alquanto discutibile e i meccanismi proposti (ed imposti) per farvi fronte sembrano reiterare ed aumentare il debito, bloccano di fatto lo sviluppo e soffocano il risparmio condannando il debitore ad uno stato di sudditanza perenne.


 “L’anatocismo abbinato alle politiche di austerità produce un impoverimento della popolazione che rende viepiù impossibile risolvere il problema, e infatti il Italia nel 2012 è aumentato il rapporto debito-Pil. Viviamo insomma nella stessa situazione dei vinti dell’Himalaya: impossibilitati a rompere le catene del debito da una generazione all’altra, e gravati dalla scomparsa del concetto di risparmio e da una povertà perpetua.” (Rif. 1)


Sull’ordine di grandezza del debito italiano Savino Frigiola offre alcuni paragoni inquietanti (Rif.3):


Il debito pubblico è pari a 3 volte il valore dell’intero patrimonio immobiliare privato Italiano, a 8 volte il valore di tutti gli immobili dello Stato Italiano: scuole, ospedali, caserme, enti pubblici, porti, aeroporti, ferrovie ecc. ecc. Se si volesse pagare il debito pubblico occorrerebbero ben 33 manovre come l’ultima disastrosa di 59 miliardi, e vi è ancora da aggiungere gli interessi passivi pretesi nei 32 anni successivi. Se volessimo pagarlo con prodotti della nostre industrie ci vorrebbe l’intera produzione annuale delle macchine della FIAT (n° 1.781.000 di automobili Panda) per un minimo di 128 anni. Se volessimo pagarlo con prestazioni di lavoro occorebbero 20 milioni di lavoratori che dovrebbero lavorare gratis in tutti i giorni di un anno (365 giorni) per 10 ore al giorno a 10 €\ora.”


Conclusione: “ Non occorre essere grandi e blasonati economisti per comprendere che una tale mole di debito non potrà essere mai pagata, anche se decidessimo di consegnare ai nostri famelici strozzini l’intero patrimonio immobiliare sia pubblico che privato”. (Rif. 3)


Ci sono quindi delle condizioni ben precise per le quali un debito può dirsi “detestabile”:

“1) Il governo del Paese deve aver conseguito il prestito senza che i cittadini ne fossero consapevoli e senza il loro consenso. 2) I prestiti devono essere stati utilizzati per attività che non hanno portato benefici alla cittadinanza nel suo complesso. 3) I creditori devono essere al corrente di questa situazione, e disinteressarsene.” (Rif. 3)


Nel caso dell’Italia possiamo certo discutere sulle responsabilità che toccano anche i cittadini i quali hanno avvallato, con il loro voto, certe politiche economiche. Obiettivamente però, questo è avenuto anche a causa di una informazione complice e compiacente. E’ vero che non siamo tutti economisti e quindi solo una minoranza è in grado di decifrare certi discorsi tecnici, ma è anche vero che un’informazione libera e che facesse il suo mestiere potrebbe realizzare compiutamente il principio einaudiano del “conoscere per deliberare” mettendo a conoscenza i cittadini della reale situazione e lasciando loro decidere che strada intraprendere. Se siamo al 69° posto nella classifica mondiale per libertà di informazione ciò non è senza conseguenze. Quanto è stato realmente fatto e detto per far comprendere ai cittadini le conseguenze di una crescita spensierata del debito pubblico?


Le domande sulla liceità del debito, sul obbligo di onorabilità e sulle reali possibilità di farvi fronte sono domande estremamente attuali e tuttaltro che soddisfatte.

Le ipotesi di default pilotato, contrariamente da quanto ribadito dalla politica ufficiale, trovano delle ragioni nella storia economica e negli eventi; ancora la Napoleoni:


“Il nord Europa guarda con disprezzo alla Grecia che ha ottenuto con la PSI, la Private Sector Initiative, uno sconto del 75% per cento sul debito contratto con il settore privato, il che equivale de facto a un default” (Rif. 1)


L’idea di ridisegnare il sistema economico, di stampo neoliberista, con il predominio della finanza sull’economia reale, che ha condotto alla crisi planetaria recente e che riduce la politica economica del continente europeo a tecnocrazia in difesa di interessi altri da quelli dei cittadini, deve farci riflettere. Le soluzioni al momento imposte dall'Europa si rivelano ogni giorno più inadeguate per creare ricchezza sufficiente per estinguere i debiti.


Chiudiamo con lo scenario ipotizzato da Padre Alex Zanotelli (Rif. 4) per invertire la rotta pericolosa che è stata intrapresa con i debiti sovrani e con le politiche di austerità:


1)   Richiesta di una moratoria per il pagamento del debito pubblico;


2)   Indagine popolare (audit) sulla formazione del nostro debito pubblico allo scopo di annullare la parte illegittima, rifiutando di pagare i debiti ‘odiosi’ o ‘illegittimi’, come ha fatto l’Ecuador di R. Correa nel 2007;


3)   Sospensione dei piani di austerità che, oltre essere ingiusti, fanno aumentare la crisi;


4)   Divieto di transazioni finanziarie con i paradisi fiscali e lotta alla massiccia evasione fiscale delle grandi imprese e degli straricchi;


5)   Messa al bando dei ‘pacchetti tossici’ e della speculazione finanziaria sul cibo;


6)   Divisione delle banche ‘troppo grandi per fallire’ in entità più controllabili, imponendo una chiara distinzione tra banche commerciali e banche di investimento;


7)   Apertura di banche di credito totalmente pubbliche,


8)   Imposizione di una tassa sulle transazioni finanziarie per la ‘tracciabilità’ dei trasferimenti e un’altra sui grandi patrimoni;


9)   Rifondazione della BCE riportandola sotto controllo politico (democratizzazione), consentendole di effettuare prestiti direttamente ai governi europei a tassi di interesse molto bassi.




Riferimenti :

(1)   Democrazia Vendesi”  di Loretta Napoleoni ed. Rizzoli (Prologo)

(2)   Il banchiere dei poveri” di  Muhammad Yunus  (Nobel per la pace 2006) ed. Feltrinelli

(3)   E’ morale pagare il debito?” di Padre Alex Zanotelli su http://www.democraziakmzero.org  

(4)    “Il debito pubblico, un mostro generato dall’usura” da Savino Frigiola, RINASCITA, pubblicato su http://ilgraffionews.wordpress.com



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Napolitano bis: poteva andare diversamente?
post pubblicato in Diario, il 22 aprile 2013


La domenica, ora di pranzo, mi concedo quel poco di televisione, non a casa mia, con i programmi che parlano di ambiente e di bellezze dell'Italia. Perlomeno di ciò che rimane o tenta di sopravvivere. Con una morsa allo stomaco, ogni volta tocca guardare posti meravigliosi, sparsi per la penisola, mari, monti, campagne, valli, ascoltando la litania dei coraggiosi cittadini che si dedicano alla difesa del patrimonio artistico, paesaggistico, turistico in tutte le sue forme. Altri coraggiosi cercano di mantenere vive aziende agricole, talvolta innovative, che riqualificano intere economie locali, offrendo lavoro. Tutti quanti lottano contro speculazioni edilizie che distruggono territorio e bellezze; tutti vivono il problema di fiumi che esondano, di strutture di trasporto difficili, quando impossibili con assenza di vere e proprie strade.
Cosa c'entra questo con Napolitano? C'entra, c'entra.
Ciò che si è consumato in questi ultimi due mesi, nei palazzi del potere, è quanto di più distante ci possa essere dalle vere necessità del paese. Ciascuno ha il governo che si merita, si suol dire citando i greci. In parte è vero; ma solo in parte. Non è giusto dire che tutti gli Italiani si meritano la classe politica che abbiamo e non serve nemmeno a nulla dare la caccia a chi se la merita (metaforicamente). E' chiaro, è palese, che esistono persone che svolgono una funzione di rappresentanza di interessi diversi da quelli del paese e dei cittadini. Quello che risultava meno chiaro, sino ad ieri, per un po' di persone, è che non poche di queste infami si nascondono dentro le fila della sinistra così detta progressista-moderata. C'è chi vuole un'italietta mediocre, a proprio uso e consumo; uno scarto europeo, un paese di periferia, dove continuare indisturbatamente a prosperare sulle spalle dei cittadini. Piaccia o meno, tutto ciò avviene grazie al movimento cinque stelle che costituisce una manciata di sabbia gettata negli ingranaggi nel potere politico (ed informativo); il giochetto si è inceppato e molto Italiani, dolorosamente, hanno dovuto prendere coscienza delle ipocrisie della propria parte politica.
Sono trascorsi gli ultimi mesi accusando il M5S di ogni responsabilità sullo stallo politico; la realtà era sotto gli occhi di chi la volesse vedere. Se il programma M5S prendesse corpo sotto forma di leggi dello Stato, quel groviglio di interessi politico-mafiosi tra i politici, l'informazione padronale (ce la siamo dimenticata la lezione di Giorgio Bocca sui "padroni in redazione") certa imprenditoria, subirebbe un colpo mortale e, molti di costoro, perderebbero, nel giro di pochissimo tempo, il potere di manipolare la realtà a loro uso e consumo.  
"Siamo" stati abituati, negli ultimi 20 anni, a ragionare per spot pubblicitari; e la politica si è tristemente adeguata a questa modalità: incitare a fare il tifo, a schierarsi su fronti contrapposti, a contarsi numericamente; senza mai avere un progetto complessivo, senza curarsi delle sfumature o della complessità delle situazioni reali; tutta la dialettica è stata incentrata nel definire appartenenze contrapposte piuttosto che comprensione dei problemi e creazione di soluzioni di lunga durata. Ancora oggi, anzi sopratutto oggi, nell'area di chi vorrebbe il cambiamento, si respira questa aria da stadio: NOI, VOI, colpa vostra, siete voi i responsabili di..., etc etc. Non basterà "cacciare" i cattivi politici, i ladri, i ruffiani, i cerchio-bottisti, se prima non "impareremo" a valutare diversamente le persone; ad atteggiarci diversamente nei confronti di chi non la pensa come noi. "Conoscere per deliberare" non è sufficiente se la conoscenza viene limitata alle cose ci piacciono o che ci fanno comodo; se non ci confrontiamo e non ci sforziamo di capire le situazioni e le idee che sono "altro" dal nostro mondo. Questo è il senso, a mio parere, che può portarci a fondare una nuova "comunità", un nuovo paese, imparando a scegliere classi politiche di persone che rappresentino il meglio e non il peggio, od il meno peggio di ciò che possiamo essere.

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Finanziamento ai partiti: pasticcio in salsa italiana
post pubblicato in Diario, il 13 aprile 2012


La sofferenza di pecunia e i sacrifici imposti dall'alto hanno ridestato l'attenzione del "popolo" verso i costi della politica; ci si accorge solo ora che la politica nostrana costa uno sproposito rispetto alla media di altri paesi europei e ci si ricorda del referendum sull'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Referendum promosso dai Radicali, vinto con ampio margine e gabbato nei corridoi della partitocrazia trasformando il finanziamento in un rimborso che oramai anche le pietre hanno capito essere finto in quanto viene erogato a fronte di nessun giustificativo di spesa e i partiti incassano ben oltre ciò che spendono.

Sarebbe però utile che la riflessione non fosse frutto di una malcelata vendetta nei confronti della politica ma affrontasse la questione con un po' di maturità mettendo in evidenza sia le responsabilità dei politici, sia quelle dei cittadini/sudditi che hanno accettato per anni lo stato delle cose e che credono la politica sia, o debba essere, finanziariamente sostenuta dai marziani.

Lo spirito del referendum aveva proprio l'obiettivo di mettere cittadini e politici di fronte alle proprie responsabilità. I primi non avrebbero più dovuto  essere soggetti di tassazioni occulte, ma consapevoli e coscienti finanziatori di gruppi politici scelti liberamente. I secondi, avrebbero dovuto diventare responsabili amministratori del denaro loro concesso, fornendo bilanci documentati e creando gestioni trasparenti e democratiche.
I detrattori del referendum ( i politici in genere) sostenevano che il finanziamento non andava abolito perché altrimenti sarebbe aumentata la corruzione in quanto i partiti avrebbero avuto comunque bisogno di soldi per funzionare.

La storia è andata ben diversamente, lo sappiamo, la corruzione è dilagata ugualmente e i cittadini sono cornuti e mazziati. Tralasciamo le storielle dei rapporti tra improbabili tesorieri e distratti leader e lasciamole alle cronache giudiziarie, ambito nel quale meritano di essere valutate.
Mi soffermerei invece sul riflettere la questione davvero irrisolta: è giusto o no che la politica venga finanziata dai cittadini ?

Se diciamo di si dobbiamo affrontare il problema di come deve essere erogato questo finanziamento, in che termini e di quale riscontro i partiti devono fornire ai cittadini che offrono il denaro. Ci sono problemi di quantità del finanziamento, di tipologia (per esempio potrebbe non essere tutto in denaro bensì in agevolazioni per contenere le spese di campagna elettorale), e di scelta (ogni cittadino dovrebbe poter scegliere direttamente ed autonomamente il partito che vuole finanziare).
Obiettivo di un finanziamento pubblico è anche quello di consentire a nuove e giovani formazioni di farsi strada ed avere l'opportunità di confrontarsi ad armi pari con gli altri contendenti. 
In proposito mi faccio subito qualche nemico: la tanto sbandierata eccellenza del M5S che si autoincensa perché non usufruisce dei rimborsi elettorali e li rifiuta è velata da una piccola ipocrisia. Bisogna riconoscere la capacità del M5S di agire davvero con risorse limitate sul territorio e con azione di ottimo volontariato ma si pecca un po' di presunzione non valutando l'impatto, e il valore finanziario, di un supporter quale è Beppe Grillo. Ovvero: se non ci fosse Beppe Grillo che ha lanciato e promuove con la sua popolarità il M5S (e meno male per carità) qualcuno si domanda come avrebbe fatto e quanto denaro ci sarebbe voluto al movimento per farsi conoscere?

La questione non è quindi quanto sono bravi ( e lo sono in fondo) i 5 stelle a rinunciare al rimborso elettorale avendo alle spalle Grillo ma come può essere possibile per chiunque avere la possibilità di dotarsi, o di avere a disposizione, strumenti per creare un partito e farsi conoscere dai cittadini, facendo in modo che siano essi a decretare il successo o l'inutilità della formazione politica.
Questo è il problema centrale che ingloba il problema della informazione pubblica, delle tribune politiche, degli spazi a disposizione dei partiti, di internet, etc etc.
Ricordo negli anni di aver visto, fino a quando non ho più resistito, tribune elettorali sempre più chiuse e pilotate dove le formazioni politiche minori venivano confinate dalla mezzanotte alle due di notte. Qualche anno fa la Lista Emma Bonino sparì completamente dall'informazione televisiva in occasione di una tornata elettorale e i Radicali vinsero una causa contro la Rai (e credo anche Mediaset); ma a quel punto il danno era già fatto. 

Se rispondiamo di no alla domanda da cui siamo partiti, allora dobbiamo essere consapevoli che la politica continuerà a farla chi se lo può permettere e per gli altri... ciccia!
E qui c'è tutta l'ipocrisia del cittadino/suddito che vuole avere la botte piena, la moglie ubriaca e l'uva attaccata alle vigne.
Uso un ricordo della campagna elettorale per le Province che ho vissuto direttamente partecipando alla lista civica che faceva riferimento a Grillo ed al suo movimento. La campagna elettorale è stata realizzata con un spesa complessiva di 2500 euro. Tutti soldi autofinanziati (e alcuni attivisti hanno davvero messo molto), campagna elettorale condotta senza il sostegno di Grillo, comunque con il marchio 5 stelle. Grande sostegno dei "cittadini" per la strada e buon risultato elettorale, mi pare più di 6000 voti. Risultato finale finanziario dei contributi raccolti dai cittadini-sostenitori: 250 euro.
Ecco, se ciascuno di quei 6000 votanti avesse avuto la compiacenza di offrire 1 euro, la lista avrebbe avuto alla fine, in cassa, 6000 euro; nessuno si sarebbe sognato di recuperare i soldi volontariamente offerti ma la lista avrebbe avuto una base da cui partire per nuove iniziative. 
Quindi se si parla di abolire il finanziamento e si vuole che la democrazia viva davvero e ci siano opportunità per il cambiamento, occorre mettere mano anche al portafoglio e non limitarsi a lodare chi lavora gratuitamente ma che comunque deve affrontare delle spese pratiche per fare attività politica.

Resta aperta la questione più ampia della condizione di bulimia dei partiti e dello Stato Italiano: qualunque finanziamento, come qualunque recupero sull'evasione fiscale, non ha riscontro pratico se poi i soldi erogati, o recuperati, continuano ad essere spesi senza responsabilità politica e giuridica.

FMI: scusate se... esistiamo!
post pubblicato in Diario, il 12 aprile 2012


Mi ero ripromesso di tacere, di non scrivere più... tanto, in fondo a che serve? A parte sacche di "resistenza" più o meno genuine, la massa del paese continua in allegria, o nell'indifferenza, a seconda dei casi, a farsi i fatti propri senza curarsi del futuro del paese.
Viene però un momento in cui non si può più tacere e lasciare cadere il silenzio intorno a sé e permettere al "sistema" di credere che anche tu sei un 'ameba come i più che si accontentano di ogni fesseria raccontata dall'informazione ufficiale. Anche se le complicanze della vita non ti consentono di essere in prima linea è necessario condividere riflessioni e battere il tam tam dei neuroni sperando che l'eco in lontananza produca, da qualche parte, un effetto e, nella dimensione della filosofia del caos, questo produca conseguenze positive.

Questa mattina un'altra "bomba" psicologica si è abbattuta su tutti noi: il FMI ha dichiarato, nella sostanza, che viviamo troppo a lungo ed il sistema pensionistico non può reggere; si prospettano abissi di debito pubblico, insolvenze e crack sistemici.
Quindi, dopo anni che ci lusinghiamo per i successi della scienza medica che ci allunga la vita e si sforza di farci vivere bene più a lungo... contrordine compagni: vedete di crepare un po' presto che altrimenti il "sistema " non regge.

Cercando di capire bene: mentre stiamo vivendo una paurosa crisi europea ed internazionale causata dalla gestione allegra e creativa della finanza internazionale, cui il FMI appartiene, a meno che nel frattempo non si sia trasformato in un circolo bocciofilo ricreativo, questi signori, che stavano assopiti mentre le banche creavano bolle speculative e deficit finanziari impronunciabili, ora  ci raccontano che dobbiamo spicciarci a morire di nostra volontà, altrimenti rischiamo di morire indigenti e, se non provvediamo, la colpa sarà pure nostra che abbiamo vissuto troppo a lungo.

So bene che solerti liberal avranno fiumi di dati tecnici a sostegno di queste tesi, ma sono convinto, alla luce della storia recente degli ultimi 30/40 anni che dietro a questa dichiarazione si nasconda un, neanche tanto, velato modo per procurare l'ennesimo stato di tensione nei cosidetti "risparmiatori" e, più in generale, nelle persone. Qual'è lo scopo? Nessuna dietrologia ma una chiara strategia psicologica, certo anche suffragata dalla interpretazione di dati statistici, per resuscitare l'interesse per banche ed assicurazioni che non godono in questo momento di particolare simpatia. Quale strumento migliore come la paura del futuro può essere usato per spingere le persone ad assicurarsi con una previdenza integrativa ? Quale impulso migliore della paura di non avere abbastanza denaro a disposizione per il futuro per spingere le persone a cercare, di nuovo, avventure finanziarie per accrescere il proprio capitale?

E se invece nel 2050 fosse l'intero sistema a dover cambiare? E se invece dovessimo, o volessimo, vivere con meno risorse, anche economiche? Magari una vita più semplice e sana meno incentrata su consumi forsennati e privi di senso?
Non credo più tanto alle coincidenze. Se resto perplesso su meccanismi di complottismo internazionale, è però evidente che la strategia della "tensione" sulle persone la fa da padrone da alcuni anni. Dobbiamo avere paura di tutto e per tutto. Dallo straniero al conto in banca, siamo perseguitati da messaggi di terrore e, cosa più grave, siamo lasciati soli e non sappiamo più di chi poterci fidare. Non certo della politica che blatera liturgie inconcludenti. 

Insomma siamo soli e credo che i mutamenti possibili potranno essere realizzati solo se la maggioranza dei singoli prenderà coscienza di sé come cittadino del mondo, rifiutando i continui messaggi allarmanti che ci spingono in direzioni volute che non coincidono con il nostro interesse personale e collettivo. Prima di tanti tecnicismi e di tante dotte dottrine economiche sarebbe utile tornare a praticare quell'antica disciplina che si chiamava... "buon senso".

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La fatica di essere Italiano
post pubblicato in Diario, il 6 dicembre 2011


Confesso... non c'è la faccio più a sopportare questo paese e le sue ipocrisie. Mi è passata la voglia di scrivere, di ragionare, di comunicare, di condividere. In questa babele di voci che è internet trovo sempre meno occasione di dialogo, quanto assisto a dichiarazioni saccenti, spesso di insulti, demagogiche e di parte; prive di senso critico quanto volte a difendere posizioni precostituite.

C'è quello che difende a spada tratta il proprio movimento e guai a dirgli che ci sarebbero alcune cosette che proprio non collimano con gli intenti dichiarati; c'è quell'altro che lavora di dietrologia e per il quale ogni avvenimento nasconde trame oscure e segrete che solo lui conosce mentre tutti gli altri sono stupidi. C'è il tipo che si sfoga e pensa che insultare tutto e tutti sia il vero cambiamento (per carità ogni tanto scappa anche  a me eh!); ci sono quelli che si credono filosofi e sapienti perché hanno preso una laurea, letto qualche libro e quindi dispensano sapere a tutti gli altri che sono ignoranti... ci sono discussioni infinite buttate sul personale, tignose ed antipatiche che non prendono come oggetto del dibattito il fatto o la questione ma virano sempre su questioni personali... e giù di insulti alla fine, oppure, nel migliore dei casi, cavilli infiniti sulle parole come una mandria di azzeccagarbugli o di polli alla Renzo Tramaglino.

Trovo tutto ciò tremendamente stancante ed una perdita di tempo.
Ciò non toglie che ci siano persone abili e meritevoli che si prodigano per cambiare lo stato delle cose e si adoperano in battaglie impari conro il sistema e sopratutto con la sostanza del popolo Italiano.
E' vero c'è più sensibilità e consapevolezza, ma anche anche grande confusione per i miei gusti, perché ho il "vizio" di tentar di ragionare per logica e il desiderio di capire come stanno davvero le questioni, sennò non son contento e mi sento infastidito. Qui l'impresa si fa ardua nel paese dei giardinetti fioriti dove i molti curano il proprio orticello, sempre più pulito di quello altrui, senza guardare oltre la propria siepe.

La condizione socio-economico-politica che stiamo vivendo è l'apologia di tutte le contraddizioni, le ipocrisie, le miopie di cui è malato questo paese.
E' davvero tutta colpa di Berlusconi? E' tutta colpa dei "poteri forti" ? E' tutta colpa della politica? Abbiamo vissuto davvero oltre le "nostre" possibilità? Siamo una democrazia in sostanza o solo di facciata? Questa manovra è equa o si poteva fare di meglio? E se non la facevamo? E se uscissimo dall'euro? E se fossimo andati alle elezioni? Siamo un popolo di servi, come diceva Mussolini, o semplicemente non siamo un popolo? Oppure siamo un popolo di bamboccioni (e non riferito solo ai giovani) viziati incapace di assumersi le proprie responsabilità?
Ha forse ragione Grillo che dovremmo "abbattere" tutto questo sistema e cambiare radicalmente il nostro modo di vivere e di concepire la politica, il futuro e la nostra vita nel complesso ? Hanno ragione i sindacati a dire che pagano sempre i soliti o ha ragione confindustria a dire che meglio di così non si poteva fare? La crescita è davvero così fondamentale o bisognerebbe capire come si cresce oltre al semplice quanto? Il PIL è davvero la misura del benessere? Il debito chi lo crea? Come si genera? Chi lo deve pagare? La moneta a chi appartiene? Qual'è la sua vera funzione? Le classi di rating sono davvero indicative della bontà di un paese, della sua capacità di far fronte agli impegni? Siamo davvero stati commissariati o lo siamo sempre stati? Siamo davvero sovrani in casa nostra o da tempo ciò che accade non dipende più da noi? Davvero il problema delle scelte politiche dipende tutto dalla legge elettorale? Oppure in fondo ci fa comodo che qualcuno prenda in toto decisioni per noi così poi possiamo sempre recriminare senza assumerci alcuna responsabilità? E i costi della politica chi li deve pagare?

Se riuscite a rispondere a tutte queste domande in modo logico e coerente siete più bravi di me!  Oppure siete di quei profeti con la verità in saccoccia che ti fanno due zebedei così, ogni qual volta recitano i loro sermoni.
Le risposte che si danno a tutte queste questioni hanno certo a che vedere con la condizioni nelle quali vive la persona che le esprime; il suo pdv  insomma; i suoi valori, il suo credo, la sua condizione economica e sociale.
Rimango convinto che per far davvero politica, occorrono persone che guardino oltre il giardino da cui provengono e sappiano comprendere il pdv degli altri. La nostra politica continua ad essere un esercizio machiavellico di conquista di "cose" o, se preferite, di occupazione della "cosa pubblica" per sfruttarla a proprio vantaggio.  

Se siamo in queste penose condizioni è, davvero, se abbiamo il coraggio di ammetterlo, una situazione che ci siamo andati a cercare, con menefreghismo ed irresponsabilità da parte di molti; con cupidigia, indifferenza, beata ignoranza.
La mentalità media dell'Italiano è ridotta alla visione del mondo attraverso la TV rai-mediaset e per capire basta un semplice raffronto con le TV di altri paesi europei.

Quando, per esempio, attribuiamo la colpa al sistema finanziario mondiale e all'idea neoliberista della scuola di Friedman per la quale la finanza non si controlla, perché si regola da sola... ci domandiamo mai quale ruolo noi cittadini giochiamo quando ci rechiamo in banca a chiedere che ci facciano rendere i nostri risparmi del 3,4,5,6% e non ci poniamo domande su quali titoli, di quali aziende, andranno a finire? 

Quando reclamiamo perché le nostre aziende si trasferiscono all'estero, ci siamo mai seriamente domandati se ci sono altre questioni oltre a quelle del semplice profitto? 

Quando parliamo di evasione fiscale, che esiste in proporzioni esorbitanti, ci siamo mai davvero posti se la contrapposizione dipendente-autonomo ha un senso davvero reale oppure è un giochetto ideologico ad uso e consumo della politica politicante?

Quando siamo stretti da un debito pubblico di quasi 2000 miliardi, ci siamo mai davvero preoccupati dei benefici a pioggia e a fondo perduto profusi in questi decenni ad imprese stracotte che non hanno prodotto un solo posto di lavoro ma hanno divorato i soldi attribuiti? I sindacati, che tanto si lagnano adesso, quando mai si sono posti sul serio questa questione?
E i soldi buttati nelle classiche cattedrali del deserto? E i lavori biblici che non hanno un reale rapporto costo/prestazione conveniente per il cittadino? E la svendita o privatizzazione di ogni bene dello Stato cioè nostro?

E la difesa ad oltranza del sindacato per personaggi fancazzisti all'interno delle aziende che hanno goduto di privilegi assurdi proprio perché facenti parte del sindacato e quindi intoccabili? Ci sono aziende, sopratutto piccole, che se vedono un sindacalista lo prendono a mazzate... ma non sono i padroni a farlo... bensì i lavoratori! Come mai?

Domande, domande, domande... che attendono una risposta; problemi che richiedono una soluzione ma anche un po' di logica. 
Potremmo continuare ancora per molto e potrei dare le mie soluzioni, certo parziali e profane; ma il punto che vorrei fosse evidente dopo questa lunga digressione è che ci siamo avvitati da soli, su noi stessi, con la nostra "arte" dell'arrangiarci e di pensare che tanto si va avanti così per sempre, perché è stato sempre così e sempre sarà amen.

Il punto è, alla fine, che esiste un unico potere forte: quello delle persone che scelgono con giudizio e criterio cosa fare, come agire. Se così non è, allora i poteri forti diventano altri e non ci si può lagnare per questo. Più ci saranno persone che faranno scelte consapevoli, più ci sarà controllo dei poteri e benessere per tutti. Viceversa il percorso lo vediamo .... a ciascuno la responsabilità delle proprie scelte.
VOGLIO LA SECESSIONE !!!
post pubblicato in Diario, il 20 settembre 2011


Si, avete letto bene: voglio la Secessione! E' tempo ed è ora di Secessione!Ma... quella che ho in mente non è proprio del tipo tanto invocato dalla Lega che c'è l'ha duro.

Voglio la secessione:

in primo luogo proprio da questi secessionisti da strapazzo; dai Bossi, dai Calderoli, dai Trota, Castelli, Borghezio. Da questi individui che dovrebbero fare i salumieri (con rispetto sommo per i salumieri veri), i postini, i portinai (sempre con rispetto) e non i parlamentari di una Repubblica per la quale i nostri nonni hanno combattuto guerre e loro si permettono di pulirsi il culo con il tricolore e scegliere un diverso Inno Nazionale.

Voglio la separazione, il confinamento in una riserva, di "politici" del calibro dei Rotondi, degli Squacquadanio, di questi quaqquaraqua che sono una bestemmia vivente al ricordo di figure come Einaudi, Pertini, Almirante, che pure l'Italia ha avuto

Voglio tracciare una linea di demarcazione con quelli che ritengono la legalità un intralcio ad un presunto corso naturale delle cose; quelli che ci fanno sentire fessi ogni giorno e portatori di Handicap perché abbiamo un cervello con cui ragionare. Quelli che mentono oltre ogni limite perché non hanno più una dignità cui rispondere e sono in vendita al migliore offerente.

Voglio fuori dalla vista i falsi imprenditori trasformati in faccendieri, in mercanti succubi del denaro da desiderarlo sopra ogni cosa sino ad averne da non sapere più nemmeno che farsene, però sempre pronti a frignare per puppare soldi pubblici.

Voglio separarmi da quegli Italioti cui basta una partita di calcio, un culo e due tette, una fiction da quattro soldi, un falso telegiornale, che racconta banalità e menzogne per essere felici e non porsi più nessun problema su come vanno le cose.

Voglio affrancarmi dall'ignoranza priva di curiosità ed incapacità di stupore e di speranza; di capacità di immaginazione, di desiderio di elevarsi, di condividere, di costruire sogni con i mattoni della determinazione e della fantasia.

Voglio estraniarmi dalla religione venduta e sedotta dal potere che ha bisogno di inventare storie millenarie per bambini coltivando l'ignoranza e la superstizione per controllare le menti anziché elevare le persone educandole all'amore incondizionato per la natura, la conoscenza scientifica, la tolleranza e la comprensione delle leggi niente affatto misteriose del mondo conosciuto

Voglio la secessione da tutto questo ma non è possibile... per questo mi sono allontanato io da questo paese perso tra le pieghe della propria ipocrisia e dell'inedia.

Secessione !













permalink | inviato da TerzaDimensione il 20/9/2011 alle 22:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
TU CHIAMALE SE VUOI.... EVASIONI...
post pubblicato in Diario, il 23 agosto 2011


L’evasione fiscale in Italia è il ritornello buono per tutte le stagioni, quasi come quello sugli “speculatori”, da tirare in ballo quando non si sa più a chi dare la colpa per come vanno male le cose. Ora si aggiunge Napolitano, che a retorica non ci fa mancare nulla, salvo firmare ogni tipo di porcata promossa dal governo. Come troppo sovente accade, il problema è reale, le analisi superficiali e di comodo, le soluzioni assenti ma le denunce a parole si sprecano

Avendo lavorato molti anni come dipendente, posseduto, malauguratamente, una partita iva e gestito un paio di attività commerciali mio malgrado, qualche idea su come funzionano certe cose nel nostro paese me la sono fatta… fuori dalla retorica politica.
Puntualmente, quando si tratta l’argomento, si scatenano le opposte fazioni: dipendenti contro partite iva, ovvero, nella interpretazione corrente, quelli che pagano tutto e quelli che evadono tutto. Il giochetto è utile ai fini politici dei vari politicanti che possono schierarsi dove meglio conviene e promuoversi paladini ora dei vessati ora dei dissanguati

.Proviamo a fare un po’ di ordine. In primo luogo, diciamoci chiaramente una cosa: quante sono le persone che, avendo la passibilità di incassare 100 euro in nero, qualsiasi sia la loro attività o posizione fiscale, oggi come oggi si farebbero scrupoli nel non dichiararle? Non vedo mani alzate… e qui tocchiamo il primo punto della questione: le tasse sono un contratto tra i cittadini e lo Stato che è delegato ad amministrare il denaro pubblico. Questo contratto deve essere equo e chi amministra deve essere credibile ed affidabile. Viceversa il cittadino si sentirà sempre meno in “colpa” per aver omesso una dichiarazione di reddito, qualunque sia l’importo e la sua origine.

Uno Stato che butta nel cesso ogni anno 60 miliardi di Euro dei contribuenti in corruzione, malaffare, cattiva gestione (fonte Corte dei Conti), non mi sembra abbia i titoli per pretendere alcunché dai propri cittadini. Con buona pace della moralità a buon mercato del Capo dello Stato.
Sulla questione “spreco” c’è anche di più da dire: se anche, in una fortunata ipotesi, all’improvviso, lo Stato fosse in grado di recuperare in contanti tutti i soldi evasi, senza una ristrutturazione culturale e materiale del modo di gestire questi soldi saremmo in brevissimo tempo punto e a capo: non serve buttare più acqua per riempire il catino se questo è forato come uno scolapasta

Possiamo dire che, per un certo verso, siamo un po’ tutti evasori, almeno potenzialmente, ma non tutti le evasioni sono eguali. Questo può apparire un paradosso, in realtà non lo è, nel paese dove la logica in politica è stata abbandonata da molto tempo.
Nel 2004 Berlusconi vinse le elezioni parlando del “popolo” delle partite iva. Questo la sinistra non l’ha mai capito ed ha sempre preferito sposare la tesi di associare ogni p.iva, di qualunque tipo, alla figura dell’evasore fiscale incallito che è politicamente molto più pagante, anche nei confronti di quel popolo di dipendenti, privati e spesso pubblici, con il doppio lavoro che magari si sono comprati alloggi in nero, con soldi sudati onestamente, per carità, ma mai dichiarati al fisco.
Berlusconi ha sempre “parlato” dei problemi del paese, indicandoli in campagne con tanto di megafono, e facendo credere che li avrebbe risolti. Ora a 15 anni di distanza anche i più “ottimisti” si sono resi conto delle balle raccontate da questo venditore di sole. E nel frattempo i problemi sono sempre lì.Tra questi la questione dell’evasione fiscale, sia per quanto riguarda i mancati introiti da attività commerciali ed industriali, sia per quelli, e sono tanti, prodotti con attività illecite che certo non vengono dichiarate. Per alcune di esse, per esempio per la prostituzione, un po’ meno di ipocrito perbenismo nostrano, consentirebbe di regolamentare una volta per tutte il mercato del sesso con benefici anche fiscali per lo Stato e maggior tutela per le “operatrici”, nonché decenza e sicurezza.
Tralascio per sintesi il capitolo dei "privilegi" fiscali devoluti a categorie politiche particolari come nel caso del Vaticano. Privilegi sempre più odiosi e privi di qualsiasi giustificazione politica e pratica.
Un altro capitolo corposo è rappresentato dalle spese, oggi denominate di infrastruttura, che in realtà non hanno nessuna giustificazione pratica ed economica se non quella di aiutare le mafie e gli amici degli amici.

Gli evasori, fuori dalla retorica, si suddividono in alcune categorie che comprendono, ad un estremo, gli infami che comunque non dichiarerebbero mai nulla al fisco perché si sentono in diritto di guadagnare senza riconoscere nulla alla società, in barba ai principi del liberalismo stesso, sino a quelli che finiscono per evadere per sopravvivere oppure, nella versione più attuale, sono costretti a lavorare a p.iva ma non possono applicare tariffe che coprano tutte le spese e garantiscano un utile. Per assurdo questi sono evasori obbligati, devono cioè dei soldi al fisco per automatismi di legge pur non riuscendo ad incassare a sufficienza. Quindi o pagano o sopravvivono accumulando debiti con lo Stato, tipico l’esempio dell’Inps che è dovuto anche se non incassi una lira.
In mezzo ci sono tante possibili classi di evasori, ciascuna delle quali trova le proprie ragioni per aggiustare i conti e difendersi da uno Stato bulimico e sprecone: dalla quantità di ore di lavoro profuse nello svolgere la propria attività, all’assenza di coperture di protezione sociale, ai margini troppo bassi, alle troppe spese ed ai balzelli vari che ben conosce chi apre una attività in proprio, al rischio del capitale impiegato. Per non parlare della assoluta solitudine che si trovano a vivere gli imprenditori seri quando devono riscuotere un credito e di fronte hanno un consistente muro di gomma di leggi e di avvocati; nel frattempo la loro azienda fallisce e viene torchiata dalle banche e spesso si finisce con l’usura. 

Se si pensa di affrontare la questione dell’evasione fiscale mettendo tutte queste figure in un unico calderone ed usando lo stesso metro di giudizio, non si verrà mai a capo di nulla. Gli interventi da attuare sono diversi, soprattutto per consentire a chi si è trovato messo nell’angolo dell’illegalità da un sistema sprecone ed ottuso. Prima si cambiano le regole, perché in Italia si pagano troppe tasse e male, poi si stanga a dovere a seconda dei casi e del merito dell’evasione, anche con la galera. Quanto al recupero di tasse da chi non ha mai pagato… bhe basta prendere esempio da quello che fanno in Europa senza inventarsi cose strane. E non è così difficile visto il livello di ostentazione di certi beni chiaramente costosi (Suv, barche, auto, case) intestate a persone senza reddito adeguato per acquistarle e mantenerle.A qualche dipendente questo discorso può apparire un po’ ostico ma è ora di capire come stanno davvero le cose. 

Qualche tempo fa, un esempio tra mille che offre l’idea di un certo modo di pensare e di vedere le cose, la proprietaria di un Bar mi raccontava di un suo cliente, dipendente pubblico, che il lunedì non era andato a lavorare perché era stanco in quanto la domenica si era recato in trasferta per vedere la partita di calcio e quindi si era dato malato (confessione fatta alla gerente del Bar). La signora non si è trattenuta dal dirsi avvilita visto che suo marito, il giovedì precedente, era stato ricoverato per un infarto ed il lunedì… era tornato al bar a lavorare per non lasciare la moglie sola. 

Di esempi se ne possono fare a migliaia con buona pace dei sindacati e della sinistra dura e pura.La contrapposizione dipendenti/autonomi, sia ben chiaro, non è utile alla soluzione dei problemi fiscali: anche la tassazione sui dipendenti è eccessiva e smisurata: basta dare un’occhiata ad una busta paga, che già di suo ha una complicatezza assurda, per valutare non solo l’alta tassazione ordinaria, ma la follia dei conguagli e i meccanismi perversi che si scatenano per fottere i soldi quando il dipendente fa straordinari
.Insomma, è ora di iniziare a crescere e capire un po’ come stanno davvero le cose e smettere di vivere di retorica utile solo ai politicanti di turno.
Odifreddi, Grillo ed i No-Tav.
post pubblicato in Diario, il 19 luglio 2011


Piergiorgio Odifreddi è una persona estremamente intelligente, preparata, sagace, culturalmente invidiabile. Adoro i suoi libri e mi affascinano gli argomenti di matematica (anche quando non li capisco proprio bene) ma soprattutto quelli sulla logica che un po’ meglio conosco avendo studiato informatica ed avendo lavorato nel settore.

Certe sue affermazioni sono categoriche e perentorie e la sua preoccupazione di combattere contro l’irrazionalità e l’ignoranza nei confronti della scienza e della conoscenza lo spinge ad assumere posizioni poco flessibili nei confronti delle debolezze umane cui, ogni tanto, ci si può anche abbandonare senza per questo venir meno all’uso dell’intelligenza.

L’altro giorno nel suo blog su Repubblica.it (Il non senso della Vita), ha scritto un post intitolato “Le carte in Tav-ola” che contiene un attacco frontale al popolo No-Tav, nonché a Beppe Grillo.

Sono rimasto basito leggendolo, soprattutto perché non ho trovato argomenti all’altezza del personaggio, quanto una serie di supposizioni o pre-giudizi, fuori da ogni esame dei fatti; un testo totalmente privo di quella logica e di quella profonda analisi di cui Odifreddi è capace.

Ciò dimostra che anche le persone intelligenti possono sbagliare e, nel rispetto delle opinioni e con l’indulgenza che si deve concedere a chi sbaglia (perché tutti sbagliamo prima o poi), non muto il mio giudizio complessivo su di lui ma mi pare doveroso porre delle considerazioni.

Gli argomenti, enunciati ma non sviscerati, accomunano i NoTav ai leghisti, definendoli un branco di conservatori che vorrebbero farci tornare indietro nel tempo. Di più, costoro sarebbero rei di un egoismo ottuso figlio della sindrome di Nimby, nonché fautori e promotori dei mezzi privati(auto) contro quelli pubblici (Treno).

A partire dal titolo (Carte in tav-ola), direi che non potrebbe essere più fuori strada. Se proprio di “carte” vogliamo parlare, allora bisognerebbe esaminare tutte quelle prodotte da economisti, ingegneri, studiosi che dimostrano come l’opera che si vorrebbe realizzare in val di Susa sia irrazionale e non logica in termini economici e di utilità. Dalla considerazione dei costi (tripli rispetto a quelli francesi), all’idea di far transitare un treno in una valle di 1,5 chilometri max di larghezza che contiene già un’autostrada, un fiume, una ferrovia, due statali. Tav è poi usato come termine truffaldino, in quanto in realtà si tratta di Tac (treno alla capacità) per il trasporto merci su di una linea che vede da 15 anni il calo del transito merci. Tutti i numeri prodotti per promuovere l’opera si fondano su ipotetiche proiezioni di aumenti futuri (tra oltre 20 anni, perché tanto ci va per costruire una galleria di 50 km sotto la montagna) , mentre stiamo già oggi vivendo in una condizione economica che ci invita a promuovere i prodotti locali ed evitare lunghi viaggi delle merci per diminuire l’impatto del CO2.

Poi potremmo ricordare come le mntagne, nelle quali si vuole scavare la galleria, sono piene di amianto, come ben sanno i Vigili del Fuoco della provincia di Torino e gli abitanti della Val di Susa.

Quanto a voler privilegiare il trasporto singolo anziché quello pubblico, qui siamo sul fronte delle sciocchezze colossali. La maggior parte dei Valusini usa il treno ogni giorno per spostarsi, fa una vita infame da pendolare con treni indecenti, mal funzionanti e raramente in orario.

La linea per andare in Francia già c’è.  Se la preoccupazione, vera, fosse quella di farci andare in meno tempo possibile a Parigi (ma quante volte ci dobbiamo andare a Parigi nella nostra vita per avere tutta sta fretta?), si poteva tranquillamente potenziare la linea già esistente sottoutilizzata, anche per il traffico merci. E questo lo so bene perché dal mio balcone ai binari del treno ci sono 100 metri in linea d’aria.

Vogliamo poi parlare dei disastri ambientali creati nella zona del Mugello? O vogliamo parlare del fatto che oggi se devi andare da Torino a Roma ti costa 90 euro e se non c’è posto viaggi in piedi o seduto per terra? Oppure che Trenitalia ti fa piovere dall’alto come una gran concessione il collegamento a internet sul treno, che poi devi pagare, mentre ArenaWay lo da gratuitamente. Quella stessa Arenaway concorrente di Trenitalia che sulla tratta Torino Milano viene ancora oggi boicottata con tutti i mezzi nel silenzio generale e che offre servizi di eccellenza mentre Trenitalia vanta sulle sue riviste, distribuite sul treno, il 300% si crescita di utili… senza concorrenza. Lo slogan “ti piace vincere facile eh?” non fu mai più appropriato.

Insomma, sono davvero i Val Susini dei retrogradi bifolchi o sono semplicemente gente che ama il territorio nel quale vive e che meriterebbe iniziative di promozione turistica per tutte le sue bellezze che simili progetti distruggono inesorabilmente con il il subdolo ricatto delle opportunità di lavoro? Ma scusate, il turismo non creerebbe posti di lavoro?

Ora che per lavoro sono in Egitto, e vedo turisti, moltissimi Italiani, venire qui a cercare il mare incontaminato per fare immersioni, in un paese che ha tante bellezze ma il cui territorio è maggiormente composto di puro deserto, mi fa una rabbia indefinibile pensare alla stupidità italiana. Abbiamo un paese che ha, o meglio che avrebbe, tutto: mare, montagne,laghi, fiumi, storia, cultura. Abbiamo ogni ben di Dio in Italia e continuiamo a lasciare che scellerati criminali e faccendieri distruggano, inquinino, cementifichino, territorio e risorse. “Siamo” degli idioti a permettere tutto questo.

Quanto al “demagogo” Grillo si possono rimproverare molte cose; per nostra “fortuna” non è politico e dietro i suoi errori c’è comunque la sostanza delle potenziali soluzioni di innovazione e sviluppo che la nostra casta non si sogna nemmeno lontanamente di prendere in considerazione; perlomeno fintantochè non riesce a farne un mercimonio affaristico alle nostre spalle. E non sono invenzioni di Grillo ma di economisti, ingegneri e studiosi degni di considerazione.

Allora caro professore, lei che ha percorso il cammino di Santiago, la invito a mettere lo zaino in spalla ed andare per queste valli dove albergano “patrioti” resistenti, amanti generosi della propria terra che appartiene a quella più vasta che una volta si chiamava Bel Paese, per scoprire, con loro, le menzogne TAV-TAC.

Referendum: SI SI SI SI e ancora SI
post pubblicato in Diario, il 7 giugno 2011


Purtroppo per ragioni di distanza non posso votare. Nell'era tecnologica dove puoi filmare da un satellite uno che sta al cesso, spedire il filmato su un palmare e poi diffonderlo su You Tube, per votare in Italia, se sei all'estero devi sottostare a regole pressoche ridicole che ti fanno passare la voglia, ma probabilmente l'obiettivo è proprio questo.
Ci sono molte persone esperte che hanno spiegato i motivi del Si, quindi non sto a ripetere ciò che è già stato saggiamente illustrato. Mi limito a rafforzare alcuni aspetti sulla base del mio pdv.
Nucleare: ricordo mesi fa una dichiarazione di una persona intelligente, che stimo, e che di disse una grande sciocchezza: dobbiamo tornare al nucleare dopo la "scelta sciagurata" del referendum di 30 anni fa. Oggi la difesa per il nucleare, si vedano alcuni articoli patetici apparsi sulla Stampa.it in questi giorni, si fondano sul ricatto dei posti di lavoro, su ipotetici costi dell'energia e sempre sulla minaccia di una sciagura che si abbatterebbe sul paese (stessi argomenti usati per la Tav).
La sciagura e la "scelta scellerata", diciamolo una volta per tutte e con chiarezza, non sta nella rinuncia chiara e definitiva al nucleare, bensì nel non avere avuto, da trenta anni a questa parte, classi dirigenti che si siano impegnate nel promuovere alternative al nucleare e piani strategici sull'energia, come invece hanno fatto altri paesi, guardane uno a caso, la Germania, guarda sempre per caso, motore dell'Europa, che da 20 anni investe pesantemente in energie alternative e va verso l'abbandono del nucleare pur avendolo utilizzato. La scelleratezza sta in un paese che ha un premio Nobel (Rubbia) con idee preziose sull'energia ricavata dalla fonte in assoluto eterna e gratuita che è il sole e che invece di essere a capo del CNR viene buttato fuori dal governo di centro destra per andare a lavorare in Spagna sui suoi progetti.Tanto per promemoria, le affermazioni di Beppe Grillo in merito all'energia, fanno riferimento al centro Wuppertal institute in Germania (guarda caso) dove tanti "Rubbia" studiano i problemi delle fonti energetiche alternative e definiscono soluzioni pratiche (idrogeno compreso).
Acqua: la soluzione della "privatizzazione" nella gestione dell'acqua si fonda su un mito liberista che continua a sfornare guai ma è ancora duro a morire; quello secondo il quale è sufficiente mettere in mano ad un privato le cose e tutto filerà per il meglio, perchè la sacra legge del profitto ci protegge e ci garantisce il bene per tutti. Ora questa panzana (e lo dico da Liberale!) è ora di smontarla e di ridimensionarla nella giusta prospettiva; il privato funziona, quando gestisce un bene pubblico, se e solo la struttura del "pubblico" è forte, seria, preparata ed efficace nelle sue azioni di pretesa  e di difesa del bene che è un bene primario e quindi pubblico. Quando il soggetto pubblico è debole e corruttibile ed incompentente, come accade da noi, il riflesso sul privato non è migliore, perchè un simile pubblico non cercherà un privato competente ed affidabile ma uno corruttibile suo pari. E se avessimo, finalmente, un pubblico meno indecente, avremmo anche meno bisogno di privatizzare e svendere ciò che è pubblico con guadagno in termini di efficienza e di costi. Non capisco perchè ci dobbiamo rassegnare ad avere una dimensione pubblica catastrofica come se fosse una condanna divina.
Legittimo Impedimento: qui c'è poco da dire se non che siamo la barzelletta del mondo sul fatto di avere un premier come questo. In questo paese urge, ma proprio urge, il ripristino della legalità: senza legalità non si va da nessuna parte e non si può riformare nulla, nè l'economia, nè lo stato sociale, nè l'industria, nè il lavoro, perchè in un terreno fertile per l'impunità sono e saranno sempre e solo i "furbi", d'ogni razza e specie a farla franca, quindi è ora che iniziamo a fare una bella inversione ad "U" su tutte le vergognose leggi votate ed aprovvate bipartisan in questo paese.
Unico problema: ci mancano ancora le nuove classi dirigenti.... ma se ritroviamo la nostra dignità di cittadini forse scopriremo abbastanza presto e felicemente di avere nascoste in corpo anche le risorse giuste per ribaltare la situazione... un abbraccio a tutti
Salam aleco.

Elezioni: l’incantesimo malefico si è spezzato.
post pubblicato in Diario, il 31 maggio 2011


So che fioccheranno a destra ed a manca considerazioni e valutazioni sull’esito del voto amministrativo,e molte più autorevoli  di ciò che posso scrivere io ma, l’esito del voto, mi fa tornare la voglia di scrivere dopo tanto tempo, lontano tremila chilometri dall’Italia, in un altro mondo.

La voglia di riflettere nasce dalla prima considerazione, la più immediata: il velo di incantesimo che ci faceva pensare e soffrire per un paese oramai condannato e perso dietro le menzogne del berlusconismo, si è squarciato; le troppe bugie, le falsità, gli interessi altri rispetto a quelli del paese, dei cittadini, hanno creato una rottura e una parte di coloro che, ottusamente mi permetto di dire, hanno continuato a dare fiducia a questa destra fasulla ed ipocrita, sono giunti alla conclusione che la loro fiducia è stata tradita da Berlusconi e dai suoi accoliti.

Ma questa “vittoria” e fragile e ci sono alcune considerazioni da fare: l’esame più lucido lo ha fatto Prodi, non c’è che dire.

La sinistra non vince grazie a particolari meriti, ad un progetto, ad una battaglia condotta con chiarezza e determinazione contro Berlusconi; no, vince perché è la destra a perdere la credibilità. Così come a suo tempo la destra vinse non per particolari meriti ma perché fu la sinistra ad affossare se stessa.

Insomma, davvero come dice Grillo (di cui parlerò a breve), continuiamo a scegliere tra il peggio ed il meno peggio ed abbiamo creato una situazione di alternanza assurda in questo senso.

Il risultato di Napoli merita una particolare attenzione. E’ la dimostrazione che con personaggi credibili è possibile costruire situazioni vincenti. Difatti la maggior preoccupazione in questi anni della destra è stata quella della produrre menzogne su chiunque fosse potenzialmente persona credibile.

Dimostra anche che IdV può giocare un ruolo strategico a sinistra, nonostante alcune cazzate di Di Pietro (cui comunque va la mia stima).

E veniamo a Grillo che rappresenta un po’ lo specchio della confusione generale della politica. Il primo dato, riferendosi proprio a Napoli è che le “scomuniche” di Beppe contano come il due di picche a briscola. Dopo aver detto peste e corna su De Magistris (per tacere di Sonia Alfano e Saviano) sarebbe bene prendesse atto che gli elettori la pensano un po’ diversamente.

Una verità però Beppe la dice, o meglio una mezza verità: vince il “vecchio” sistema. Il punto è proprio questo: possiamo giorire per il risultato della sinistra ma non possiamo non essere preoccupati del fatto che molti “programmi” della sinistra sono continui e simili alla destra: si pensi alla Tav, all’Expo, inceneritori,  nucleare,etc etc.

Il movimento 5 stelle si afferma ma non stravolge questo sistema perché, ed è il limite di Beppe, la politica ha altri tempi del teatro e le  considerazioni che fa un elettore sono diverse da quelle di un pubblico sotto un palco che applaude, anche e soprattutto per le cose giuste che Beppe dice. La forza potenziale e progettuale del M5S viene ad infrangersi proprio di fronte a questa intransigenza del suo “fondatore”, a questa incapacità di analisi “sociale”, a queste patenti di verginità. Il tutto farcito con una dose di ipocrisia ed incapacità nella gestione del movimento che ha portato a diverse “diaspore” e fuoriuscite. Ma Grillo non è un politico e la gravità è che ci sono pochi politici, come De Magistris, che invece hanno compreso la portata politica e progettuale del M5S, quel De Magistris che è stato proprio cassato da Grillo stesso.

A sinistra mancano idee, parliamoci chiaro, mancano personaggi nuovi fuori dallo schema di ex sessantottini che meriterebbero la pensione. E di rottamatori moderni che puzzano già di vecchio.

Non ha torto Grillo quando dice che questa politica è fatta da morti… ma fallisce quando pensa che ci possa essere una transazione rivoluzionaria dal mattino alla sera e fa perdere terreno e credibilità al movimento stesso che si afferma, ma in maniera modesta.

Quindi la situazione è mutata, ma è fragile perché non poggia su un progetto innovativo per tutti i temi che si devono affrontare in questo sciagurato paese. Ma magari tornerò a parlare per gli amici che mi concedono il privilegio della loro lettura.

Un saluto dall’Egitto.

 

 

Democrazia: ovvero non ti fidare di nessuno.
post pubblicato in Diario, il 28 dicembre 2010


Confesso di essere diventato un lettore disattento, stanco di fiumi di parole che non approdano da nessuna parte, annoiato da accuse e repliche da pollaio. Potrei, forse, esprimere di conseguenza delle riflessioni incomplete ed un po’ approssimate. Il mio impegno quotidiano è oramai rivolto principalmente ad arrivare alla fine del mese e cercare, con un "doppio lavoro", di non finire a dormire sotto i ponti.

Ma, ci sono alcune cose sulle quali porre l’attenzione.Sono presenti, in rete, buone volontà, tanti bei presupposti, ottime intenzioni che, però, tendono più a confliggere tra di loro che creare una direzione di marcia compatta e forte rendendo difficile il potenziale mutamento.

Non perdo ovviamente tempo a considerare i giochetti di maggioranze mobili, volubili, sulle quali si cerca di costruire governicchi con riciclati e riciclabili d’ogni sorta mascherati da sigle diverse dove l’unico collante è il deretano su di una poltrona. Nemmeno, vale più la pena di dedicare tempo, energie e speranze per un PD che esprime il “futuro” mediante personaggi cotti e stracotti, fallimentari da 15 anni a questa parte.

 Il vero problema è l’alternativa a questo deserto di idee, di progetto di personaggi credibili e presentabili.

Politicamente ci sono tre elementi che hanno conquistato spazio nel cuore e nelle speranze di quella parte di cittadini che non si arrende allo stato delle cose e desidera con forza e tenacia vivere in un paese “nomale”: M5S, IDV, SEL. A parte, il movimento viola, che opera in modo indipendente e con scelte trasversali, i veri soggetti politici, a tutti gli effetti, sono i primi tre.

Che cosa hanno in comune?  Tutto e niente, si potrebbe dire: certamente volontà e desiderio di cambiare, alcune idee, forti leadership per gli ultimi due, una non-leadership per la prima.

Vendola non mi fa impazzire, Di Pietro e Grillo sono persone che stimo, che invece mi fanno sovente incazzare.

Condividono certamente una base di simpatizzanti che crede, e si illude, di parteggiare per la parte migliore del paese e che tutti gli altri contano o valgono poco.

Questo rafforza,nominalmente, le posizioni dei Leaders, o non Leader, ma non crea o costruisce fronti e progetti comuni.

Questa base di simpatizzanti/elettori rappresenta, in crescendo, diversi gradi di diffidenza e repulsione verso il “sistema Italia”, sino a giungere alla negazione stessa di “partito” da parte del M5S. Purtroppo questa diffidenza è ben poco utile alla costruzione di un progetto comune. Su FaceBook si possono leggere “interessanti” baruffe e scambi di accuse tra i simpatizzanti dei diversi fronti, dove primeggiano argomentazioni ideologiche più che politiche.

La responsabilità, quindi, si fa comune tra la base e la “dirigenza” di questi partiti o movimenti che dir si voglia.

Prendiamo per esempio il caso di queste ore, questa specie di “bufera” che si abbatte su IDV, in seguito alla lettera di De Magistris, Alfano e Cavalli.

In realtà era solo questione di tempo prima che ciò avvenisse. Gli elettori che hanno sostenuto De Magistris ed Alfano alle europee hanno avuto certamente nel cuore il desiderio che questo servisse non solo a presentare due ottime persone in Europa, ma anche a creare delle condizioni diverse nella gestione di IDV tali da renderlo un punto di riferimento forte per la coalizione di sinistra. Quest’aspettativa continua ad essere osteggiata e delusa. IDV non soffre certo di “questioni morali” come gli altri partiti ma le innumerevoli note stonate nella gestione locale del partito, a volte a livello tipicamente familistico, ne impediscono la crescita potenziale che potrebbe avere. I casi dei “venduti” sono certamente fatti “marginali”, ma non possono essere più sottovalutati. Di Pietro ha compiuto una grand’opera costruendo un partito dal nulla ma è tempo di decidere se questo partito deve continuare ad essere una nicchia oppure un importante riferimento dentro una coalizione.

L’altro caso è quello del M5S. Qui la questione non sono le poltrone ma diaspore interne che nascono qui e là sull’interpretazione da dare ai principi cui il movimento si ispira. Un movimento che nasce dalla rete, basato su molti presupposti di malcontento e di rifiuto dell’esistente. La leadership è bandita, nella forma; nella sostanza, esiste, giustamente, il riferimento di Beppe Grillo che mette nome e faccia a disposizione dei generosi “attivisti” e quindi si riserva di “certificare”  le liste che si propongono.

Il movimento è fluido, e, come tutte le cose fluide, rischia di disperdersi se non inserito in un contenitore ed in un contesto. Il rifiuto di certi strumenti che sono “tipici” di un’organizzazione politica comporta il rischio che, come suol dirsi, si butta via il bambino insieme all’acqua sporca. Accade così che l’imprecisione, o la genericità, di alcuni “principi”, molto belli se declamati come slogan, comporta, nella realtà, delle manovre che nulla hanno da invidiare alla partitocrazia corrente.

Purtroppo anche a Torino si è consumata una divisione. E si è consumata nel peggiore dei modi, per quello che mi riguarda, ovvero ponendo in difetto il movimento stesso nei confronti dell’elettorato.E’ accaduto così che il principio delle “primarie” e dell’uno vale uno, è stato messo in soffitta adducendo questioni di urgenza e di presunta ostilità da parte di alcuni “attivisti” del movimento.

Temo che nemmeno Grillo si sia reso ben conto della gravità di questi fatti. Non volere una leadership è una cosa, ma avere dei centri di “potere decisionale” che sono costituiti occasionalmente e segretamente, senza condivisione con la base dei simpatizzanti, ed alcuna giustificazione statutaria, non mi sembra un bel cambiamento. Certamente per un certo numero di simpatizzanti fideistici del movimento va bene così; in realtà queste sono le premesse per una sconfitta politica: ovvero ridurre anche il M5S ad una nicchia per coloro che si illudono che incazzandosi con tutto e tutti e dicendo peste e corna di tutti gli altri si costruisca alternativa politica.

Per quanto riguarda Vendola ho poco da dire, al momento: ogni volta che lo sento mi viene il mal di stomaco per il linguaggio retorico che utilizza, anche se mascherato da terminologie “innovative” e mi sembra molto concentrato nel considerare il proprio ombelico il centro del mondo. Spero di sbagliarmi.

A questo punto credo il quadro parrà piuttosto desolante… in effetti, lo è. Se così non fosse, il berlusconismo non sarebbe un fenomeno così dilagante.

 Il rimedio? Penso, con presunzione se volete, che questo paese abbia, in primo luogo, bisogno di un elettorato meno fideistico e più umile; che la smetta di cercare un Gesù Cristo che gli risolva tutti i problemi e che accetti la condivisione delle idee e dei progetti con altri. Che non pensi a coltivare il proprio orticello ma abbia immaginazione per costruire un parco grande dove ciascuno porta i propri fiori e li pianta nel terreno per condividerne la bellezza con tutti. Questo riguarda soprattutto gli “attivisti” dei vari movimenti/partiti che si sentono gli unici depositari di verità rivelate e certificate.

La politica è fatta da persone, la sua bontà dipende dal valore di esse. Ma se continuiamo ad accontentarci di orticelli e ci sentiamo appagati pensando che il nostro orticello è il più bello perché quello degli altri fa schifo … avremo come risposta sempre piccoli leader e mediocri politici che ci daranno in pastura le piccole mediocrità di cui ci accontentiamo.

State preoccupati.
Caro amico ti scrivo... così mi distraggo un po'...
post pubblicato in Diario, il 15 dicembre 2010


Cantava Lucio Dalla anni fa.

Della giornata di ieri verranno tratte molte conclusioni, a piacere delle interpretazioni di ciascuno.
L'esito della s-fiducia non mi sorprende. Fini ha giocato su troppi banchi, troppe scommesse e poca credibilità. Lo stesso concetto di "ti sfiducio" ma "mi astengo" è un politichese tutto italiota.
Se ti sfiducio ti sfiducio punto. E se dico che ti sfiducio, nel frattempo, evito di votare altre porcate che ti sostengono. Punto. Incominciamo a pretendere un po' di chiarezza da questi cartomanti di palazzo che reinterpretano la logica a piacimento e per pura opportunità.

La nota stonata sono, come sempre, le manifestazioni che trasbordano nella violenza che offre spazio a retoriche interpretazioni di comodo. La domanda è: aver dato fuoco a camionette, roba varia, infranto vetrine, lanciato pietre sui passanti... che beneficio ha portato? Forse nella mente bacata di qualcuno, ad una grande dimostrazione "politica", nella realtà, ha offuscato le tante contestazioni pacifiche e democratiche avvenute nelle stesse ore.

La "vittoria" di misura del faraone B. di fatto rappresenta la parabola discendente dell'uomo e del paese, o meglio, di quella parte di paese che non riesce a guardare la verità delle cose e la logica conseguenza di certe azioni.
Dietro queste acrobazie, vendite, mercimoni, c'è una patata bollente che credo nessuno si voglia prendere, o non si è ancora deciso, chi se ne debba far carico.
Sono fiducioso, perchè l'inevitabile disastro è dietro l'angolo ed incomincerà a manifestarsi dal prossimo anno.

Per un parte di italioti, che dorme, è necessario l'accadere di alcuni eventi, drammatici,tra questi:
1) Il ministro del Tesoro annuncia che non ci sono più soldi per casse integrazioni varie, oppure non lo annuncia ma i soldi non arrivano più
2) il ministro del Tesoro annuncia ai possessori di titoli di Stato in scadenza che possono infilarseli sotto il cuscino ed attendere 4/5 anni prima di incassare.
3) Il governo avvisa i sottoscrittori di mutui trentennali che si sono fatti incantare dalla chimera del "mattone che non crolla mai" che si devono arrangiare oppure possono consegnare le chiavi di casa direttamente in banca.
4) Le banche mancano di liquidità, la gente ritira i soldi per paura di tasse dirette ed improvvise e gli istituti mettono sul mercato, a prezzo di realizzo, tutte le abitazioni pignorate...

Ecco questi sono gli eventi prossimi a venire che finalmente faranno crollare questo sistema di debiti e speculazioni immobiliari. Un sistema che poggia sulle fondamenta dell'evasione fiscale e della corruzione. Chi ne farà le spese? I cittadini che continuano a bersi le storielle del bel paese delle meraviglie, che non si sono preoccupati in questi anni e non si sono sentiti a disagio e non si sono vergognati di pensare che un monolocale di 10 mq possa essere affittato a 600 euro al mese.

Cadrà sulla testa di quegli italiani che continuano a sostenere una sinistra che parla di evasione fiscale senza maturare soluzioni che aiutino a non "diventare" evasori per sopravvivere o guadagnare un giusto compenso per le proprie fatica e per i rischi che ci si assume.
Un sinistra che ha ignorato per 15 anni le fondamenta politiche di Berlusconi: la classe media degli imprenditori che si sono rotti i coglioni di anticipare tasse in un paese dove non puoi esigere il credito dovuto da chicchessia; dove c'è gente che fa fallimenti in continuazione, tira bidoni miliardari e la fa franca.
C'è ancora da stupirsi che ci siano "solo" dieci milioni di evasori fiscali in italia, ma state certi cresceranno sempre di più.

Cadrà questo castello di buffonate di un mondo del lavoro frustato da leggi ridicole che favoriscono a spot gruppi elettorali della popolazione. Dove un 30-enne si sente dire che è vecchio e dove un 45-enne può fare la fame e con l'esperienza maturata può andar a fare il venditore porta a porta, mentre i giovani saltellano da un lavoro precario all'altro senza maturare esperienze.

Cadranno tutte queste falsità sul peso delle bugie e delle ipocrisie.
E mi fanno ridere quelli che dicono per consolarsi che anche la Spagna ha dei problemi: peccato che la Spagna in questi decenni è cresciuta e si è consolidata strutturalmente ed economicamente e, l'anno prossimo, ha in scadenza circa 45 miliardi di euro di debito contro i 147 dell'Italia.

La vittoria della destra di ieri è poca cosa; è nulla di fronte alla resa dei conti che arriverà a breve ed allora le manifestazioni di ieri, organizzate certo con disordini a cura di infiltrati, saranno niente rispetto alle famiglie, ai padri, ai figli, ai giovani ed agli anziani che scenderanno in piazza incazzati e, al loro fianco, avranno le forze dell'ordine.
Siamo orfani: di politica, di intelligenza, di onestà, di idee,ed anche di un minimo di dignità
Cadeeeeeeee... ma anche NO!
post pubblicato in Diario, il 5 dicembre 2010


Quando nei boschi i taglialegna abbatevano un albero, l'urlo di avviso era dovuto per informare tutti che era meglio levarsi dalla traettoria della caduta.
Qualche anima pia che ogni tanto legge queste mie pagine, avrà notato un po' di assenza ultimamente. Non è stata solo una questione di impegni, più che altro un intimo disgusto spinto sino alla paralisi delle dita sulla tastiera, un silenzio necessario di fronte ad un susseguirsi di accadimenti capricciosi ed assurdi che spingono alla pigrizia nel comunicare. Di fronte ad una pagina bianca ti domandi: di cosa parlo? Di cosa posso parlare che non sia già così tremendamente evidente e che non dovrebbe richiedere parole oltre la manifestazione  di ciò che accade e di ciò che è sotto gli occhi di tutti?
Le bugie hanno le gambe corte... ci raccontavano da bambini; l'era dell'informazione e del potere dell'informazione e sull'informazione ha allungato a dismisura quelle gambe. Siamo vicini di tastiera con persone che stanno a centinaia di chilometri da noi ma a volte è così difficile capire e farsi capire.
C'è ancora chi vomita sui tasti la propria ignoranza ideologica ed il proprio rancore. Mentre ci sono tantissime splendide persone che cercano di capire ed approfondire.
Avere le gambe lunghe non significa avere stabilità, anzi; il baricentro, l'equilibrio, è più difficile e più precario. E la tentazione di fare il passo più lungo della gamba c'è sempre in chi crede di essere invincibile.
La confusione regna però sovrana in questa rete di chilometriche menzogne che si intrecciano e si intersecano. Quando ne afferri una, fatichi a capire a chi appartenga.
Talvolta, all'improvviso, si aprono squarci di luce che filtra ed illumina; allora il sistema trema, le gambe diventano deboli, alcune si dissolvono come arti di un vampiro alla comparsa del sole.
Ma, a volte, gli intrecci creano sostegni involontari ed anche quando le menzogne sono illuminate dalla più banale delle verità continuano a reggere, a frapporsi tra noi e la vita che vorremmo e ci tengono bloccati.

E' l'immagine che mi da questo paese, questo mondo impazzito privo di logica e di razionalità.
Le rivelazioni di Wiki ne sono un esempio eclatante. C'è chi lo chiama terrosimo: vero, è il terrorismo che genera la verità in tutti coloro che non sono avezzi a maneggiarla...

Berlusconi cade o  no? E' sfiduciato o no?
Ha la maggioranza o no? In fondo la domanda è semplice ma la riposta si sostiene con ipocrisie e menzogne. Giàcchè l'alternativa e, gli "eroi" dell'ultima ora che l'hanno abbandonato, sono gli artefici ed i tessitori delle bugie degli ultimi 15 anni.
E quando cade... sulla testa di chi? Ma anche questa è una domanda retorica...

Fassino candidato sindaco a Torino: ho una proposta, una legge di iniziativa popolare. Proponiamo ai Fassino, D'Alema, Veltroni, Franceschini; Bersani, LaTorre, etc etc una legge che garantisca loro un reddito, una pensione, un'indennità a fondo perduto finchè campano. La condizione è una sola: si levino dai coglioni una volta per tutte, se ne vadano in pensione, a nostre spese, tanto lo farebbero comunque, ma si levino dai coglioni. E' meglio pagare qualcuno perchè non faccia nulla che continuare ad averlo tra i piedi a far disastri.

Il mondo del lavoro e del sindacato è allo sbando. Le imprese vacillano, boccheggiano e spesso fuggono. Si continua a parlare del "problema dei giovani" senza individuare il vero cuore della questione: il lavoro è una realtà che segue le persone dai 20 ai 65 anni. Si continuano a promuovere facilitazioni senza un filo logico coerente, dispensando e regalando denaro pubblico tra benefici e casse integrazioni. Il risultato: un mercato in cui i 30 enni si sentono dire che sono "vecchi" (perchè non offrono più benefici contrattuali) e i 45/50 si sentono dire che hanno troppa esperienza per poter lavorare. Poi abbiamo questi omunculi che vanno in televisione a parlare di competitività e di meritocrazia. Che razza di paese, di sistema imprenditoriale è quello in cui conta solo l'età come fattore? Come si può parlare di competitivtà e di meritocrazia quando l'esperienza è richiesta e pretesa da un giovane (che è natuale non ne abbia) ed è rifiutata da un un "adulto" che la possiede?
Sulla meritocrazia, ovvero su questa pagliacciata della meritocrazia, di cui sento banfare, mi riservo di tornare in altro momento.
La salvaguardia a spada tratta dei "diritti" e dei "posti" di lavoro è una politica miope che conserva il passato senza creare futuro. Continuo a ribadire che il problema non sono i posti ma sono le opportunità. Certo è che per crearle occorre una classe dirigente che guarda avanti, che vede nella tecnologia, nella scienza e nella tecnica le basi per creare queste opportunità.
Invece continuiamo ad avere soluzioni di stampo ottocentesco. Qui è là compaiono, all'improvviso, le "eccellenze" del paese che subito scompaiono nel dimenticatoio per poi finire all'estero.

E chiudo con l'ultima delusione di questo periodo. Il movimento 5 stelle di Torino/Piemonte.
Si è consumata una rottura all'interno del movimento tra opposte visioni rigide sulle interpretazioni da dare ai principi e valori del movimento stesso. Questo fatto si consuma all'ombra delle prossime elezioni elettorali e certo non fa bene ed indebolirà limmagine del movimento.
Per quello che mi riguarda sono stati commessi errori diversi e diffusi. A partire dall'orgine di questo movimento che, per sua natura, non è un movimento strutturato, e quindi fragile, sino ad aver consumato e sprecato l'occasione di creare delle vere primarie sul candidato sindaco che sono state prima promesse poi ritirate con argomentazioni banali e superficiali.
Ci sono degli errori di metodo e qualcuno non ha ancora compreso che la "forma" in politica è importante. Ciò che usi come "mezzi" per raggiungere il fine la dice lunga sulla natura degli stessi, che è l'esatto contrario del "fine che giustifica i mezzi" di machiavellica memoria.
Il merito di chi opera all'interno del movimento è notevole; speriamo che il tempo faccia maturare un po' di umiltà nella testa di alcuni, maggior senso pratico, meno integralismo  e più rispetto delle regole.


Puttane...Boschi... e L'assessore Cangini
post pubblicato in Diario, il 17 ottobre 2010


Paolo Cevi ci ha regalato in questi anni, attraverso Zelig, uno dei personaggi più assurdi e ridicoli che si potessero immaginare, o che speravamo fossero talmente assurdi da non poter essere reali: l'assessore Palmiro Cangini, assessore alle "varie ed eventuali" di un paesino di provincia.

Una delle uscite più belle del Cangini fu in merito alla lotta contro lo sbarco dei clandestini, risolvibile, secondo il suo sagace parere ,in questo modo: "asfaltiamo l'Adriatico... così col cazzo che possono ancora venire qui con i gommoni!!! ".
Nella drammatica attesa che qualcuno raccolga il suggerimento, visto che in nome dei (ricatti sui) posti di lavoro stiamo diventando disponibili a cementificare qualunque cosa, la politica ci offre i nostri  Assessori Cangini quotidiani.

L'ultimo è tale Assessore della regione Abruzzo a fronte del "problema" della prostituzione che pervade una strada provinciale vicino a Teramo dove clienti e prostitute utilizzano un bosco per appartarsi e consumare la trattativa commerciale.
La soluzione è questa: rasiamo al suolo il bosco!

Questa, merita di diritto un capitolo in quella stupenda serie di libri di Fruttero e Lucentini, "La prevalenza del cretino", ma, questo, è quello che ci offre il panorama e che fa dire a Crozza, nella prefazione di Ballarò ... "Ma che paese siamo?".

Tralasciando qualsiasi considerazione di tipo "ecologico" quindi sulla bestialità di radere al suolo dei boschi che dovremmo invece tenerci ben stretti visti i disastri ambientali che continuano a susseguirsi appena ci sono quattro gocce di pioggia, fatto puntualmente ignorato dalla politica del "fare" che ha come solo obiettivo quello di cementificare e disboscare, pongo l'attenzione sull'incapacità di trovare soluzioni ragionevoli ai problemi, da parte del pensiero perbenista che vige in questo sciagurato paese.

Molti problemi gravi, tra cui per esempio anche la questione delle droghe, continuano ad essere gestiti con la miopia del conservatore e l'ottusità di questo pensiero il cui obiettivo dichiarato è quello di "eliminare" i problemi, mentre le soluzioni che applica altro non sono che lo spostamento del problema da un'altra parte, però meno visibile.
La propaganda poi fa il loro gioco; nascondere la polvere sotto il tappeto è la strategia migliore per costoro nell'illusione di aver agito nella difesa dei sacri principi cristiani.

A questa "difesa" dei principi astratti preferisco la logica dell'analisi delle conseguenze di certe scelte. Per esempio la "lotta" alla prostituzione con minacce, sanzioni, mobilitazione di forze dell'ordine, ha prodotto ad oggi solamente lo spostamento dei luoghi in cui essa viene esercitata.
Alcune settimane or sono un articolo notava che è in crescita la prostituzione in casa anziché su strada. Ritengo sia un bene questo, per molti motivi. Ma questo obiettivo viene conseguito con ipocrisia, costringendo le operatrici a "scappare" dalla strada per rifugiarsi in casa e questa costrizione non intacca l'attività del racket che le schiavizza.
Men che meno questo approccio si pone il problema sanitario di controllo.

Ovvero, non si ha il coraggio di ammettere che la prostituzione andrebbe gestita in maniera chiara, alla luce del sole, garantendo a chi la esercita, libertà di scelta ed anche , perché no, opzioni alternative al fare la prostituta. Ci si dovrebbe preoccupare degli aspetti sanitari, nonché fiscali, impedendo lo sfruttamento da parte della criminalità.
Questo con buona pace dei discorsi moralistici e filosofici che continuano a non risolvere alcunché.

Analogo discorso si potrebbe fare per la droga. Sono 50 anni che si tenta di risolvere il problema in una logica proibizionista. Il risultato ad oggi ha comportato:
1. aumento del consumo
2. spaventoso incremento finanziario  e guadagno per la criminalità
3. produzione di droghe sempre più pericolose e letali e facilmente commerciabili (perché la criminalità sa curare i "suoi" affari)


Se venti/venticinque anni fa si fosse dato un po' più retta a chi sosteneva che, storicamente e praticamente, il proibizionismo è perdente, forse oggi avremmo una situazione diversa.
Timidamente qualcuno inizia a parlare di "legalizzazione" di alcune sostanze, in giro per il mondo.
Certo la situazione è davvero degenerata, grazie al pensiero proibizionista. Di sicuro, sarebbe ora, dopo 50 anni di fallimenti, di riconsiderare la strategia di "guerra" alla droga, perché così com'è è inequivocabilmente perdente rispetto ai tanto declamati obiettivi.
Per non parlare degli effetti collaterali: la proibizione ci nega di fatto l'uso di certe piante come la canapa che offrono una innumerevole gamma di opportunità pratiche quotidiane: Ford ci aveva costruito un macchina indistruttibile con la canapa!

Analogamente una "guerra alla prostituzione" condotta con lo stesso metodo è perdente ed è un inutile spreco di energie e di risorse economiche.


Il punto centrale di tutto questo discorso è che occorre smettere di pendere dalla labbra di chi ci promette soluzioni drastiche e finali in nome di principi morali dietro ai quali costoro si nascondono per oscurare la loro incapacità progettuale e pratica di risolvere i problemi; quando non sono addirittura complici di quel sistema che dicono di voler combattere a parole.
L'unica nostra arma è sempre ragionare con la nostra testa e cercare di capire senza fermarci alle apparenze ...
Woodstock 5 Stelle: se mi voti sei un cretino!
post pubblicato in Diario, il 26 settembre 2010


Chi ha la bontà di leggere questo blog, sa che non ho mai risparmiato a Grillo critiche quando l'ho ritenuto necessario.
Ma, ciò che sta accadendo in queste ore, ha qualcosa di "straordinario" per la chiarezza illuminante nel modo in cui mette in luce l'essenza del panorama politico italiano, ciò che esso è, rappresenta, od è -purtroppo- diventato.
Sono giorni, che sembrano secoli, nei quali dobbiamo sorbirci l'ultima frontiera del sistema berlusconiano: la resa dei conti, tutta interna, tutta giocata sulle spalle del paese che, a dispetto di retoriche affermazioni, ansima ed è oppresso da problemi irrisolti e figli di una classe dirigente indegna di questo nome.

L'intervista ad Annozero di Grillo
raggiunge con chiarezza e pacatezza, l'obiettivo di dichiarare i fondamenti di questo movimento 5 stelle alternativo a questo disgustoso panorama.
In questo discorso, che già sta sconvolgendo un po' di menti assuefatte allo standard politico, si dichiarano tre cose "inaudite":
1. Basta con la politica del nulla riempito con il vuoto
2. Basta con i leader: ciascuno sia leader di se stesso ("se sei così imbecille da credere al leader.. .. Non devi votare me, se voti me, sei un bambino stupido").
3. La politica deve diventare un servizio sociale; l'economia deve diventare sociale.


Ho discusso a lungo ed appassionatamente con amici del movimento, sul ruolo del leader, sulla sua funzione o necessità. Non ho dubbi sulla "necessità" specifica di un leader in politica; Beppe è un leader, fuori di ogni dubbio, ma offre, insieme al movimento, un concetto "rivoluzionario" di leadership applicata su cui è bene ragionare.

La storia ci porta a riflettere su queste figure; abbiamo leader positivi ed altri pericolosi: Ghandi, Luther King, Mussolini, Napoleone, Hitler. Non sono forse questi tutti leader ?
Gli storici si domandano se è il leader che produce le masse che lo seguono o sono le masse a generare il leader...
Fuori da riflessioni accademiche e cercando di essere razionali e pratici, la questione la porrei in questi termini: può una democrazia delegare indiscriminatamente ed acriticamente a qualcuno il proprio futuro?
Può una democrazia reggere se i suoi cittadini non sanno essere, non vogliono essere, leader di se stessi ? Cittadini consapevoli e non beceri e patetici sudditi ?


Allora, forse, il concetto nuovo di leader (e leadership) prevede che esso sia una consapevolezza diffusa più che una personificazione in un individuo, dove le persone diventano catalizzatori ed amplificatori delle idee condivise e svolgono il ruolo di intermediari, sotto la vigilanza stretta di tutti gli altri, per rappresentare, in precisi contesti, quelle idee e quei sentimenti collettivi e dare loro corpo all'interno delle istituzioni e configurare le stesse in modo coerente a questi principi.

Quando Beppe dice "se voti me.. sei un bambino cretino" rompe una tradizione millenaria che giustifica l'autocompiacimento del leader per la propria posizione e propone un passaggio da uno stato di subordinazione ideologica, alla fede di gruppo ed al leader che la rappresenta, ad una consapevolezza individuale del proprio ruolo, delle proprie responsabilità -singole e collettive- , del personale "potere" di scelta delle idee, in modo razionale e logico.

La sudditanza al leader, ci ha condotto ad attendere, perennemente, un Gesù Cristo Salvatore che ci mondi dai peccati e ci risolva tutti i problemi; se non lo fa, possiamo poi sempre crocifiggerlo.
Peccato che di Cristi in circolazione ce ne siano davvero pochi; in compenso ci sono molti farabutti che riempiono "il vuoto con il nulla", saziando la nostra pigrizia mentale di parole e concezioni illusorie, prive di immaginazione per il futuro, sempre ancorate in un eterno "presente", problematico quanto illusorio, nel quale distruggono risorse economiche ed intellettuali piegando ogni cosa a meschini e circoscritti interessi di bottega.

Domandiamoci allora se l'ipotesi di una politica immaginata come "servizio" sia davvero una illusione o non sia piuttosto la strada obbligata per riacquistare credibilità e costruire il futuro sulle idee e sul talento anziché sui ricatti e sulla prostituzione morale e materiale.

I 70.000 che ieri hanno calpestato il prato di Cesena, insieme al 1.600.000 contatti tv via web, pensano di si; anzi ritengono, insieme a Beppe, che sia necessario ed urgente un cambiamento di rotta nelle scelte individuali e collettive. Questi giovani che si pongono domande sul sistema economico che subiscono, sui trasporti, sulla salute, sull'energia... sono oggi visibili nella loro limpida semplicità di cittadini che riflettono, bramano conoscenza, esigono risposte e vogliono essere protagonisti delle scelte.

A loro il mio più profondo abbraccio e il mio più che mai convinto sostegno.
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